venerdì 3 luglio 2009

Oggi Anselma dell’Olio, domani Jonathan Swift (un futuro migliore è possibile!)

La promessa era quella di scrivere un post. Il proposito era quello di scrivere un post su Swift, autore amato dall’amministratore di questo blog ma ancora incompreso dalla minoranza illuminata che visita questo convegno libero. Questo fino a stamattina.
Stamattina però sono andata dalla parrucchiera e questo ha avuto due conseguenze: la prima è che sono molto più bella, la seconda è che lì ho potuto leggere l’articolo di Anselma Dell’Olio su Grazia. La moglie di Giuliano Ferrara sostiene che Berlusconi e Obama non sono poi così diversi. E' senz’altro un'opinione originale, io direi pure infondata (ed infatti suffragata da esili argomentazioni); ciò che mi ha infastidito è stata una frase: si dice che Berlusconi è “dalla parte dell’America ancora prima di sapere da che parte stia”, messa così, tra virgolette, fa pensare ad una frase uscita direttamente dalla bocca prudente di Berlusconi.
Io, prima di stare con l’America, lo voglio sapere da che parte sta l’America. E non solo con l’America, prima di stare con la Cina, con Cuba, prima di stare con Putin o con Gheddafi o con il candidato sindaco del mio paese. Come si può pensare di camminare insieme a qualcuno ignorando l’obiettivo verso cui è diretto?
Sono infastidita perché percepisco diffusa tra i politici l'abitudine di fare scelte senza dare spiegazioni. Non posso capirle o potrebbero non piacermi?
Dicono morte le ideologie ma poi si chiede un appoggio aprioristico, ideologico.
E c’è Tremonti che dice di Berlusconi: «il legame tra noi non è solo politico, va oltre le questioni tecniche. È un rapporto personale, non modificabile». Non mi rassicura questo tipo di governo stabile, mi preoccupano i legami d’amicizia al potere perchè possono diventare complicità.
E c’è Debora Serracchiani che sostiene il candidato alla segreteria del PD più simpatico. Grazie per la dritta, se mai dovesse invitarmi a prendere una pizza, accetterò; ma perché dovrei votarlo?

http://grazia.blog.it/2009/06/25/e-se-vi-dicessi-che-berlusconi-e-obama-non-sono-poi-cosi-diversi/

http://www.corriere.it/politica/09_giugno_17/05_PRIMO%20PIANO_VERDE_9614cf52-5afd-11de-8305-00144f02aabc.shtml

http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/partito-democratico-29/parla-debora/parla-debora.html

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Berlusconi dice di stare dalla parte dell'America prima ancora di sapere da che parte stia l'America.
A livello esistenziale, un'affermazione del genere può anche aver senso. In fondo, stiamo con le persone che amiamo ancor prima di sapere dove vogliano andare.
Per definizione, insomma.
Di fatto, però, il governo del nostro Presidente del consiglio tiene una linea di politica estera che proprio filoamericana non é.
L'alleanza con Putin, la questione Georgia, il Trattato con Gheddafi che mette in questione il Patto Nato...
Massi

Geysir ha detto...

Nei rapporti tra Stati, come nei rapporti tra persone, ci può essere comunanza di principi o di interessi oppure diversità compatibili.
Quando però le diversità sono incompatibili si giunge spesso (e fortunatamente) ad un punto di rottura.
Riguardo al nostro presidente del consiglio mi censuro.

Anonimo ha detto...

Fra gli Stati, come fra le persone, ci possono essere rotture anche per la ragione opposta. Quando gli interessi ed i principi sono così comuni che non recidere il legame metterebbe a rischio l'identità di ciascuno, che vuole essere individuo ed unico.
Quando ti guardi allo specchio e ti chiedi "Ma chi sono io? Io o una copia di Tu?"
Per gli Stati, pensiamo alla storia fra USA e madrepatria inglese: in fondo cosa c'era di più simile che il Regno Unito e le 13 Colonie, antropologicamente, culturalmente, politicamente, economicamente...
Erano troppo simili, sicché l'unica possibilità per EX-isstere é stata la frattura.
O sbaglio, Geysir?
MASSI