martedì 12 agosto 2008

Senza vincoli come... il tuttologo di Mai Dire TV !?!?



Mentre mi divertivo a cercare piccole scene comiche su youtube mi sono imbattuto nel tuttologo di Mai Dire TV, la storica trasmissione della Gialappa's. Si intuisce subito che il il suo discorso fa acqua da tutte le parti e nelle altre puntate la musica non è certo diversa. I commenti della Gialappa's rendono il tutto più divertente ma...
...ma colui che crea un blog dichiaratamente senza vincoli di tema, non è, in un certo senso, un tuttologo? E i miei post assomiglieranno, pertanto, ai suoi discorsi?
Un brivido freddo sulla schiena è stata la prima avvisaglia di un certo imbarazzo, che si è trasformato in un po' di timore...
I tuttologi sono personaggi strani, come gli opinionisti, che per saper parlare di tutto chiaramente non si specializzano in niente, rimanendo sempre, o quasi, ad un livello molto superficiale di conoscenza ed esposizione dei temi che trattano. Giusto per esercizio mentale: quale settore della nostra società richiede tuttologi?
Forse il mestiere di informare richiede esponenti di questa categoria, cioè gente che sappia semplificare e sfrondare al massimo i resoconti sulla realtà, sino a portarli all'osso ed anche oltre, rendendoli comprensibili e rapidi, ma separati da ogni aspetto problematico ed incerto.
Così si conquista l'interesse del pubblico, certo, ma lo si educa a non andare a fondo, a pensare di conoscere realtà incise sul bronzo che non esistono e non possono esistere neanche nelle scienze esatte, figuriamoci nell'impossibile compito del farsi un idea precisa della realtà, o della verità... aspetti problematici anche concettualmente e filosoficamente in astratto e cento volte tanto quando si passa al piano concreto.
Mi rendo conto che, però, io non devo conquistare l'ascolto o la lettura di nessun pubblico. Dico la mia solo su quello che mi piace e sono libero di essere impopolare ed oltre, di essere una minoranza pari ad uno. La mia idea consiste nel riordinare e chiarire, a questa minoranza e a chiunque altro vi si senta rappresentato o ne condivida qualche pensiero, le cose che hanno per me un significato sia a livello razionale che (principalmente) emotivo.
Sono solo impronte sulla sabbia, attimi di luce ed ispirazioni che voglio fermare per non perderli per sempre, pensieri, idee sciocche ed intelligenti accomunate dal fatto di essere transitate in quel momento anche se stavano nei paraggi da una vita.
Tuttologia minimalista ed istantanea di un momento... suona bene e mi solleva da ogni timore legato al caso contingente. Domani chissà... per dire una cosa che sembra banale ma non lo è affatto: tutto scorre.

domenica 10 agosto 2008

Peccato di lingua?




Ecco che fine ha fatto uno che prendeva tanto in giro tanto per il marsupio!

Comunque

Bentornato amigo!

Molto lieto di rivederti, sembrava un secolo, ma noto con piacere che non sei cambiato.

Marsupio a parte!

martedì 5 agosto 2008

Le principali difficoltà della lingua italiana per gli alunni cinesi

Capita sempre più spesso, anche nelle realtà provinciali come il contesto in cui mi trovo ad operare io, di vedere arrivare nella propria classe una alunno di nazionalità e cultura cinese, dato il grande numero di persone provenienti da questo paese che si stabiliscono da noi. L'inserimento didatticamente proficuo spesso incontra dei problemi, malgrado lo spirito di accoglienza che permea la scuola primaria, dato che, oltre alla distanza culturale e di mentalità, che comunque per i bambini è sempre più semplice da superare data la loro naturale apertura, vi sono differenze sostanziali nel modo di pensare la lingua in generale e la scrittura in particolare, che rischino di diventare ostacoli cronici che si frappongono tra l'alunno/docente e la giusta didattica per il caso specifico.
Di fronte ad un alunno di 9 o 10 anni, e spesso addirittura ad un adolescente, che è già stato scolarizzato in Cina, l'insegnante si trova spesso a vedere arrancare clamorosamente i suoi sistemi di insegnamento del sistema di lettoscrittura fonico, e l'alunno si trova spaesato e incapace di trovare il bandolo della matassa. Situazione che non fa piacere a nessuno dei due, e nemmeno ai compagni, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno già assimilato il compagno nel gruppo prima che imparasse a dire una sola parola e soffrono con lui della sua difficoltà. Si dice che l'integrazione nel tessuto sociale nasca attraverso i primi anni di scolarizzazione, e io sono più che d'accordo con questa tesi. La scuola deve essere veicolo di integrazione e di apertura, in quanto realtà educativa e formativa e luogo di socializzazione e di crescita personale.
Per me stesso, cioè per la prossima volta che dovessi trovarmi ad operare in questo contesto, e per chiunque altro senta la necessità di chiarirsi le idee, mi propongo in questo post di realizzare una piccola disamina delle differenze tra la lingua italiana e la lingua cinese, e delle principali difficoltà iniziali che incontrano gli alunni di questa lingua madre, in modo da render loro più agevole il cammino di apprendimento, il che, a sua volta, renderebbe più piana la strada al docente, con reciproca soddisfazione e una migliore qualità della vita scolastica, cosa positiva per definizione.
Continuano ad esistere diverse varianti della lingua in Cina, nonostante sia stato compiuto un grande sforzo in passato per unificarla. La lingua riconosciuta ufficialmente come nazionale è il cosiddetto “cinese mandarino, che i cinesi chiamano generalmente putonghua (lingua comune), ma esistono diversi “dialetti” molto diffusi, che sono diversissimi da questa e spesso rappresentano l'unica lingua parlata in certe zone. Tanto è vero che è buona norma di educazione, prima di iniziare una conversazione, chiedere se l'interlocutore parla la putonghua.
La putonghua è una lingua isolante. Questo significa semplicemente che in cinese non esiste la flessione delle parole. Niente radici e desinenze, l'unità lessicale è invariabile. Il fatto che non esista flessione delle parole semplifica la grammatica, che da questo punto di vista è più semplice dell'italiano. Una chiara complicazione, invece, sono i cosiddetti “toni”, cioè diverse pronunce della medesima parola, che cambiano completamente il significato. Esistono 4 toni nella putonghua,mentre nel cantonese ne esistono 8.
La necessità dei toni nasce, probabilmente, dal fatto che il cinese è una lingua sillabica, nel senso che la stragrande maggioranza delle parole sono composte da una sola sillaba. Il sistema di scrittura è un sistema pittografico-ideografico, con aspetti anche fonologici, insomma un sistema molto più complesso di come noi occidentali siamo abituati a pensare un sistema di scrittura. Ogni ideogramma esprime, insieme, una parola e una sillaba, e, all'occorrenza, esprime anche dei suoni, come capita nella trascrizione di parole straniere. Dato che gli ideogrammi sono circa 60.000 e le sillabe sono circa 400, è evidente che la lingua cinese e piena di omofoni, cioè di parole che hanno lo steso suono ma significati diversi. Aiutano sicuramente i toni per evitare le confusioni, mentre per gli omofoni anche omotoni nel parlato aiuta parecchio il contesto e l'aiuto dell'interlocutore.
In questa lingua la medesima sillaba/parola indica spesso decine di cose, mentre non vi è una corrispondenza tra il segno scritto ed il suono, bensì tra il segno scritto ed la parola.
Questo potrà essere spiegato meglio con un esempio.
Prendiamo la parola xiao, (pronuncia sciào). Significa notte, nuvole, respiro affannoso, gli aggettivi profondo e chiaro, risultato, acido nitrico, valoroso, cielo, flauto di bambù, clamore frastuono eccetera, (fonte: dizionario di infocina). Se qualcuno ci chiede uno xiao, vorrà dell'acido nitrico oppure un flauto?
Per cui nella scrittura dove, al contrario del parlato, il contesto non aiuta, ciascuno dei diversi significati della parola xiao avrà un simbolo diverso, in modo da evitare confusioni.
Da questo possiamo arguire diverse cose:
  • che la lingua scritta è molto più ricca di simboli rispetto a quella parlata, ed è molto più chiara da comprendere
  • che non è possibile pronunciare una parola scritta se non la si è mai sentita pronunciare
  • che è possibile spiegarsi tracciando un simbolo scritto (generalmente sulla propria mano con il dito) nel caso nascessero fraintendimenti nel parlato, per le caratteristiche di quest'ultimo suesposte.

Quest'ultima cosa è possibile anche tra coloro che parlano "dialetti" diversi, dato che la scrittura è unica e non implica pronunce, ed possibile anche tra cinesi e giapponesi, che adoperano lo stesso sistema di scrittura ma parlano lingue diversissime, per cui possono scriversi ma non comprendesi oralmente, dato che pronunciamo quei simboli in maniera radicalmente diversa tra loro.
È come se noi e i tedeschi scrivessimo nello stesso modo ideografico, seguiteremmo a non capirci a voce a meno di studiare l'altra lingua, ma potremmo adoperare la scrittura per capirci anche trovandoci a tu per tu.
Gli ideogrammi vengono collocato uno vicino all'altro senza spazi, non è un problema per i lettori esperti individuare i pochi composti e le parole che indicano un suono, e nei nomi propri non è proprio possibile indicare le lettere maiuscole.
Da questo semplice e breve esame, necessariamente estremamente incompleto, possiamo renderci conto della poca corrispondenza tra il nostro parlare e scrivere e quello di coloro che hanno assimilato questo background tramite la scolarizzazione.
Non è facile riuscire a comprendere come esprimersi oralmente e per iscritto in una lingua con parole lunghissime, ricca di suoni assenti nella putonghua, con regole grammaticali strane come la flessione e la presenza di articoli (assenti in quella lingua), con una scrittura che prevede lettere maiuscole e la separazione delle parole fra loro, e con una struttura della frase diversissima.

A questo proposito cito un breve passaggio chiarificatore da:

www.loescher.it/studiareitaliano/download/CaratteristicheCinese.pdf

Nella sintassi della proposizione gli elementi determinanti precedono gli elementi determinati
secondo la sequenza tema-commento.
Es. Il nuovo libro di italiano della compagna cinese di tua sorella = Di tua+sorella+cinese+
compagna (tema) + nuovo+di italiano+libro (commento).

Ci troviamo di fronte ad un modo di concepire lingua e scrittura diversissimo dal nostro. Il nostro metodo di scrittura fonico e sillabico è lontano anni luce dal sistema cinese, come la nostra lingua è concepita in maniera estremamente diversa.
Il disordine sui quaderni, le frasi costruite in maniera che ci appare stranissima e stravagante, l'assenza di doppie e di maiuscole, il mettere le secondarie prima delle principali, l'assenza di partitivi, la difficoltà a concepire i connettivi eccetera sono spie di questa differenza che è l'origine delle difficoltà. Non sono errori che i nostri alunni compiono per pigrizia o per negligenza, sono un indice di una differenza nella concezione della lingua, di cui si deve necessariamente tenere conto nella sua didattica ed in generale nell'approccio alle discipline che ne implicano l'uso (cioè praticamente tutte).
Non conosco ancora guide didattiche specifiche per la scuola primaria, chiedo a chiunque ne conosca una o più se può gentilmente segnalarle in un commento al post o a me tramite l'indirizzo e-mail solidbody@tiscali.it, insieme a tutte le precisazioni, integrazioni e correzioni che desidera fornire a questo post, dato che io non sono affatto un esperto, ma un semplice docente che desidera chiarirsi le idee.
Segnalo infine la semplice ma utilissima bibliografia che ho consultato.


istruzione.comune.modena.it/scuolamosito/allegati/allievo_di_origine_cinese.pdf

www.daoyin.it/Documenti/Impariamo_il_cinese.pdf

www.loescher.it/studiareitaliano/download/CaratteristicheCinese.pdf

http://www.infocina.net/dizionario

E come fonte di ispirazione e di notizie: librino allegato al Martin Mystere Speciale n. 16: Il Dizionario dei Misteri I linguaggi mysteriosi (a cura di Alfredo Castelli e Giulio Cesare Cuccolini).

L'immagine proviene da http://www.tuttocina.it/nomi/tuo_nome.htm ed è la trascrizione in caratteri cinesi del nome italiano Benvenuto, benvenuto che idealmente mi sento di dare ad ogni alunno cinese (e non solo!) che varcherà la soglia delle nostre scuole quest'anno.

venerdì 1 agosto 2008

Barones sa tirannia come patrimonio di tutti gli italiani



Mi sento italiano. Sono orgoglioso di essere italiano. Per quanti difetti possa avere questa nazione bellissima e piena di problemi, sono orgoglioso di questa appartenenza.
Sarà anche un fatto irrazionale, basato su un sentimento, l'appartenenza appunto, ma questo orgoglio è dentro di me. In subordine mi sento sardo. Molti miei corregionali non saranno d'accordo, ma non possono opporre argomenti razionali al mio sentimento di appartenenza, possono solo ribadire il loro, altrettanto irrazionale quanto quella di chiunque altro.
A questo proposito, mi piace da morire quando Branduardi e Ligabue cantano un pezzo di "Barones sa tirannia", molto bene il primo, piuttosto rocambolescamente il secondo, con pronunce poco ortodosse e inciampi vari... Ma va benissimo così.
Mi fa piacere che un testo come barones sa tirannia, scritto a seguito dei moti angioiani e contro i feudatari ed il governo piemontese della fine del '700, venga cantato da chi non è sardo, ma è italiano come mi sento io.
Come non indignarsi contro il governo piemontese che considerava l'isola territorio di conquista, assegnando i posti di comando a chi si era comportato male nelle altre regioni del regno, come non indignarsi contro i feudatari che, lungi dal reagire alle vessazioni verso i sardi, si alleò con i piemontesi mantenendo i propri privilegi? Ma è un'indignazione che oggi tendono a provare anche coloro che sono piemontesi da 100 generazioni. Il fatto che la Sardegna sia diventata una regione d'Italia, in seguito, è un fatto che giudico molto positivamente, anche se molti passi devono essere ancora compiuti fatti per avvicinarci al resto d'Italia e assolutamente non per allontanarci come vorrebbero i partiti indipendentisti. Le cui idee rispetto ma non riuscirò mai a condividere.
Mi piace molto che un brano della letteratura in lingua logudorese sia stato cantato da questi grandi artisti. Mi fa sentire che non siamo poi tanto lontani da quella nazione che è la nostra, di cui condividiamo valori e disvalori, specie con le contrade che sono state a lungo sotto il dominio spagnolo, oltre a condividere con essa il bene ed il male, momenti belli e momenti tristi.
Sarebbe bene che tutti ricordassimo che i sentimenti di appartenenza non si escudono a vicenda e che le spinte secessioniste lasciano sempre dietro di sé strascichi pesanti, che difficilmente vengono bilanciati dai presunti benefici di tali operazioni.
Sarebbe bene cementarla, questa Italia, non pensare a smontarla. Se lo smembramento dovesse avvenire, avverrebbe o in nome di spaventose idee nazionalistiche o in nome di biechi interessi economici.
Di entrambe le cose, sinceramente, ho il sacro terrore.
E credo che questo sentimento abbia, purtroppo, basi molto più razionali del semplice senso di appartenenza.