La figura di questo medico svizzero, ubriacone e dissoluto quanto geniale ed innovativo, presuntuoso ed odiato quanto capace ed eterodosso, mi ha affascinato sin da quando ero ragazzino.Con un nome impossibile, Philippus Aureolus Teophrastus Bombastus von Hohenheim, si attribuì il soprannome di “Paracelso”, cioè “meglio di Celso”, medico del primo secolo dopo Cristo, con la sua consueta “modestia”. Riuscì a farsi odiare da tutti, colleghi e studenti, ma riuscì anche a curare le malattie in maniera fantasiosa ed eterodossa, guadagnandosi la stima dei più illuminati ed il disprezzo dei medici a cui aveva fatto fare brutta figura. Singolare la sua convinzione di essere il migliore di tutti i tempi, venuto al mondo non per migliorare, ma per superare e rendere carta straccia le opere di chiunque lo avesse preceduto. Si dice che chiedesse ai suoi allievi di bruciare i testi di Galeno ed Avicenna, oppure che lo facesse lui stesso durante le lezioni. Strana per i suoi tempi anche l'idea che per curare un uomo bisognasse conoscere tutte le arti, dalla filosofia all'astronomia. Sosteneva di aver trovato il modo per produrre la vita in vitro, con sistemi legati all'alchimia, mentre gli altri sostenevano che avesse trovato la pietra filosofale. Non si sa se riuscì in queste imprese, ma le sue intuizioni furono moderne e all'avanguardia anche perché procedette per la sua strada a mente aperta e senza gli schemi consueti, e questo non gli fu affatto perdonato dai suoi colleghi. Chiaramente il suo fascino non sta nella sua presunzione e neanche nel solco che riuscì a scavare tra sé e gli altri che lo condusse all'alcolismo e probabilmente alla morte. Il suo fascino sta nella rottura degli schemi precedenti, nell'essere un rivoluzionario e un innovatore radicale, nell'aver voluto rifondare la scienza medica dalle fondamenta, in un periodo storico di transizione tra il vecchio ed il nuovo sistema di pensiero scientifico, in cui il “vecchio” era molto più forte del nuovo. In questo senso, a costo di rendersi inviso a tutti, andò avanti dritto come un fuso, dimostrando a più riprese la sua grandezza di medico e chirurgo all'avanguardia.
Siamo d'accordo che i pilastri su cui desiderava compiere questa rivoluzione fossero imbevuti di idee magiche, astrologiche ed alchimistiche, ma non si può negare che la sua forza dirompente lo abbia reso un grande: anzi , una grossa parte dell'interesse nei suoi confronti è legata proprio alla componente “magica” del suo pensiero che, evidentemente, non ha perso il suo smalto attraverso i secoli. Un singolare miscuglio, insomma, tra vecchio e nuovo, nel quale entrambi contribuiscono fortemente a rendere interessante la sua figura.












